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Esami in gravidanza: la tua agenda

Gli esami disponibili oggi per tenere sotto controllo l’andamento della gravidanza e lo sviluppo del nascituro sono tanti. Ecco una guida utile per orientarsi nel panorama dei controlli, senza cadere in un eccesso di medicalizzazione.
Pubblicato il 24 gennaio 2011 da

GLI ESAMI DEL SANGUE
Quelli gratuiti, previsti dal Decreto Ministeriale a tutela della maternità

  • Emocromo
    Serve a valutare la concentrazione dei globuli rossi nel sangue e a diagnosticare un’eventuale anemia.
    QUANDO FARLO: all’inizio gravidanza, tra la 28ª e la 32ª settimana e tra 36ª e la 37ª settimana.
  • Ferritina
    Se il risultato dell’emocromo indica un basso valore del volume dei globuli rossi, il medico può richiedere l’esame della ferritina, che fornisce una misura della concentrazione nei tessuti fetali di ferro, indispensabile per il corretto sviluppo cerebrale del bambino.
    QUANDO FARLO: tra la 28ª e la 32ª settimana.
  • Test di Coombs
    Quando il sangue della gestante è Rh negativo e quello del partner RH positivo, è possibile che quello del feto sia Rh positivo: in tal caso, l’organismo materno può produrre anticorpi in grado di distruggerei globuli rossi del bebè. L’esame ricerca questi anticorpi.
    QUANDO FARLO: all’inizio della gravidanza. Se il sangue materno risulta Rh negativo, può essere ripetuto ogni mese.
  • Rubeo Test
    Consente di ricercare gli anticorpi per la rosolia. Un risultato positivo indica che la futura mamma ha contratto la malattia in passato e ora risulta immune. Non corre, quindi, il rischio di contrarre l’infezione in gravidanza e trasmetterla al feto.
    QUANDO FARLO: all’inizio della gravidanza e, se la mamma è risultata negativa (quindi non immune), una seconda volta entro la 17ª settimana.
  • Toxo Test
    Se è positivo, la gestante è immune alla toxoplasmosi, un’infezione provocata da un protozoo presente nelle feci dei gatti infetti e in alcuni cibi contaminati. Se è negativo, la donna è invece vulnerabile a questa malattia e durante l’attesa dovrà osservare alcune precauzioni alimentari per evitare di contrarla.
    QUANDO FARLO: a inizio gestazione e, in caso di esito negativo, ogni 30-40 giorni.
  • Glicemia
    Misura la concentrazione di zucchero nel sangue e serve a diagnosticare un eventuale diabete gestazionale.
    QUANDO FARLO: entro la 13ª settimana e tra la 24ª e la 27ª settimana.
  • Transaminasi
    L’aspartato aminotransferasi (AST) e l’alanina aminotransferasi (ATL) sono enzimi prodotti dal fegato. Misurare la loro concentrazione nel sangue serve a valutare la funzionalità epatica.
    QUANDO FARLO: nel primo trimestre di gravidanza.
  • Test dell’HIV e dell’epatite B e C
    Consentono di diagnosticare un’eventuale infezione da HIV, epatite B o C, i cui virus possono essere trasmessi al feto attraverso la placenta, durante il parto o durante l’allattamento.
    QUANDO FARLI: il test per l’HIV è previsto all’inizio della gravidanza e una seconda volta, insieme a quelli per l’epatite B e C, tra la 36ª e la 37ª settimana.

LE ANALISI DELLE URINE
Il campione di urine viene analizzato, gratuitamente, per verificare la presenza di:

  • Albumina, una proteina che può essere sintomo di preeclampsia non diagnosticata per altre vie,
  • Glucosio, che, anche in piccola quantità, può far sospettare il diabete.
  • Batteri, per diagnosticare prontamente un’eventuale infezione delle vie urinarie che potrebbe diffondersi all’apparato genitale e comportare un pericolo per la salute della mamma e del nascituro.

QUANDO FARLO: ogni mese. Per approfondire, leggi l’articolo Esami delle urine, cosa dice il referto

LE ECO PER VEDERE SE È SANO
Quelle gratuite, previste dal Decreto Ministeriale, sono tre:

  • La prima ecografia
    Serve a visualizzare il battito cardiaco fetale, per controllare se la gravidanza è singola o gemellare e per misurare le dimensioni dell’embrione per stabilire la sua età. A volte, infatti, è difficile calcolare con precisione la data di inizio gestazione sulla base dell’ultima mestruazione, soprattutto se la mamma prima del concepimento aveva un ciclo irregolare.
    QUANDO FARLA: entro la 13ª settimana.
  • La seconda ecografia, la cosiddetta morfologica
    È la più importante della gravidanza. Consente, infatti, di osservare nel dettaglio gli organi fetali per diagnosticare eventuali malformazioni.
    QUANDO FARLA: intorno alla 20ª settimana.
  • Ecografia del terzo trimestre
    Serve a valutare la crescita del feto in rapporto alla sua età gestazionale.
    QUANDO FARLA: tra la 30ª e la 32ª settimana.

LE INDAGINI APPROFONDITE

Se il medico sospetta che il bimbo possa avere qualche malformazione, può suggerire alla futura mamma alcuni esami specifici.

Traslucenza nucale
È un esame ecografico, quindi non invasivo e del tutto innocuo per il nascituro, che consiste nella misurazione dello spessore del tessuto sottocutaneo che si trova sulla nuca del feto. Fornisce una stima del rischio che il piccolo sia affetto da una delle due più diffuse alterazioni cromosomiche: la sindrome di Down e la trisomia 18.
QUANDO FARLA: si effettua, a pagamento, intorno all’11ª settimana e di norma è associata al bitest, la misurazione della concentrazione nel sangue materno di due ormoni, la frazione beta della gonadotropina corionica umana e la PAPP-A, o proteina A plasmatica associata alla gravidanza. I due test combinati consentono di individuare 82 feti portatori di alterazioni cromosomiche su 100, con il 5% di falsi positivi.
Per approfondire, leggi Esami per diagnosticare la sindrome di Down: serve più certezza

Amniocentesi
Consiste nel prelievo di un campione di liquido amniotico con una siringa attraverso la parete addominale sotto controllo ecografico. Al contrario della traslucenza nucale e del bitest, fornisce una diagnosi certa, e non solo una stima di rischio, per la sindrome di Down e altre alterazioni cromosomiche del feto. Si tratta, però, di un esame invasivo che comporta un rischio di poco inferiore all’1% di interruzione della gravidanza.
QUANDO FARLA: a partire dalla 16ª settimana. Il Servizio Sanitario Nazionale la offre gratuitamente a tutte le gestanti di età superiore ai 35 anni.

Villocentesi
Si effettua in modo analogo all’amniocentesi e consiste nel prelievo di alcune cellule dei villi coriali che contengono DNA dell’embrione. Oltre ad eventuali anomalie cromosomiche, la villocentesi permette di diagnosticare alcune malattie genetiche, come l’anemia mediterranea. È consigliata nei casi in cui i genitori abbiano precedenti familiari di tali patologie. Il rischio  di aborto associato a questo esame è paragonabile a quello dell’amniocentesi.
QUANDO FARLA: tra l’11ª e la 12ª settimana. Come l’amniocentesi, anche la villocentesi è esente dal ticket solo per le gestanti di età superiore ai 35 anni.
Per approfondire, leggi Amniocentesi e villocentesi: quale scegliere? Pro e contro

Ecografia tridimensionale
L’ecografia tridimensionale, ottenuta grazie a un processore che combina le immagini ecografiche raccolte lungo tre piani perpendicolari tra loro, permette di visualizzare i dettagli anatomici e i lineamenti del nascituro con una risoluzione e una chiarezza senza precedenti. Il successo maggiore di questa nuova tecnologia riguarda la diagnosi delle malformazioni cardiache e cerebrali del feto che troppo spesso sfuggono  all’esame tradizionale.
QUANDO FARLO: viene richiesta dal medico curante dopo aver effettuato la tradizionale ecografia morfologica, quando esiste il sospetto di una malformazione e la morfologica non è in grado di chiarire il dubbio. Non è compresa tra gli esami offerti gratuitamente.

A discrezione del medico
Se il ginecologo lo ritiene opportuno può prescrivere alla gestante alcune indagini aggiuntive, che comportano però un pagamento di un ticket diverso da regione a regione. Ecco le più comuni:

  • Creatininemia
    La creatinina è una molecola normalmente presente nel sangue e una sua concentrazione eccessiva può indicare cattivo funzionamento dei reni.
  • Test del Cytomegalovirus
    L’infezione da Cytomegalovirus, che nell’adulto normalmente è asintomatica e priva di conseguenze per la salute, in gravidanza può provocare gravi malformazioni fetali. La presenza di anticorpi IgG nel primo trimestre indica che la mamma è immune perché ha già contratto il virus in passato.
    Se invece l’analisi evidenzia la presenza di anticorpi IgM, può voler dire che la gestante ha contratto il virus durante l’attesa, ma può anche voler dire che l’ha contratto nei mesi precedenti il concepimento. Per averne la certezza, è necessario un esame del sangue di secondo livello. Se gli anticorpi sono assenti, il medico può consigliare di ripetere il test nel corso dell’attesa per diagnosticare subito un’eventuale infezione.

  • Tampone vaginale
    Va alla ricerca di Clamydia, Gardenerella Vaginalis e Streptococco Beta-emolitico, tutte infezioni che, anche quando si presentano in forma asintomatica, comportano dei rischi per la salute del nascituro e vanno trattate tempestivamente. È consigliato all’inizio della gravidanza, nel secondo trimestre e prima del parto.
  • Test della salmonellosi
    Con un semplice esame delle feci si ricercano i batteri responsabili della salmonellosi. Se contratte in gravidanza, le salmonelle non attraversano la barriera della placenta e quindi non infettano il feto, né aumentano il rischio di malformazioni. Se trasmesse al neonato durante il parto, però, possono provocare al piccolo febbre elevata e disidratazione. È consigliato al termine della gravidanza, in vista del parto.

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