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Ipertensione gestazionale

Può interferire con il benessere del feto e della mamma. Ecco che cosa fare se si soffre di ipertensione durante l’attesa.
Pubblicato il 24 gennaio 2011 da

Novanta e centoquaranta. Per rientrare nella norma la pressione arteriosa della futura mamma deve rimanere sempre al di sotto di questi due valori. E per essere certi che non si verifichino rialzi indesiderati, il suggerimento è di misurarla spesso, soprattutto nel terzo trimestre. L’ipertensione gestazionale può, infatti, interferire anche pesantemente con il benessere di mamma e bebè ed è importante diagnosticarla per tempo.

Cronica o gestazionale?
La pressione deve essere tenuta sotto controllo sin dall’inizio della gravidanza, ma l’ideale sarebbe conoscerne i valori già prima del concepimento. A tutt’oggi, infatti, l’ipertensione è una patologia molto diffusa: secondo recenti statistiche, al mondo ne soffre una persona su quattro.
È però importante distinguere l’ipertensione gestazionale, frutto di una reazione anomala dell’organismo materno alla gravidanza che si risolve spontaneamente dopo il parto, dall’ipertensione cronica, di cui la donna soffriva già in precedenza. Si tratta di due meccanismi patologici differenti, che richiedono terapie diverse e che possono addirittura sovrapporsi, se una donna già ipertesa, una volta incinta, viene colpita da ipertensione gestazionale.
La ventesima settimana di gravidanza è la linea di demarcazione che permette di distinguere le due forme. L’ipertensione gestazionale compare, in genere, a partire dalla fine del secondo trimestre; se i valori pressori superano la norma prima della ventesima settimana, significa che la futura mamma era già ipertesa.

Un’abitudine importante
Ma qual è la frequenza ideale con cui misurare la pressione? I valori vanno verificati ogni mese in occasione della visita dal ginecologo. A partire dall’ultimo trimestre, però, oltre alla misurazione effettuata dal medico sono necessari controlli più ravvicinati: l’ideale è verificare la pressione almeno una volta alla settimana, in farmacia o a casa (i modelli elettronici e/o digitali forniscono risultati attendibili). E’ l’unico modo per individuare tempestivamente disturbi che, se non diagnosticati, possono avere conseguenze anche gravi sulla salute di mamma e bebè.

Se si supera la soglia
Per rientrare nella norma, i valori della pressione minima (diastolica) e massima (sistolica) devono restare al di sotto di 90 e 140. Se si scopre che questa soglia è stata raggiunta o superata bisogna segnalarlo al medico: anche un rialzo molto lieve non deve assolutamente essere ignorato poiché potrebbe trattarsi di un dato “isolato”, non significativo, ma può essere il primo segnale di una patologia.
Poiché recenti studi epidemiologici hanno dimostrato che, in alcuni casi, l’ipertensione gestazionale può evolvere rapidamente, anche nell’arco di pochi giorni. In caso di sospetta ipertensione è necessario effettuare un breve ricovero ospedaliero per un inquadramento diagnostico e una valutazione generale del benessere materno-fetale.
In reparto, la donna verrà sottoposta a diverse misurazioni della pressione nel corso delle 24 ore e ad alcuni esami, tra cui analisi del sangue e analisi delle urine. Inoltre, poiché l’ipertensione può disturbare anche il piccolo nel pancione, la sua salute verrà verificata mediante vari test: la biometria fetale (un controllo ecografico per misurare la crescita del bebè), la flussimetria doppler (per valutare il flusso di sangue nei vasi sanguigni fetali e placentari) e il monitoraggio cardiotocografico (ovvero il monitoraggio del battito cardiaco fetale).
Se i valori pressori risultano stabili, il rialzo è molto lieve, e mamma e bimbo stanno bene, la donna viene dimessa. La situazione verrà tenuta sotto controllo a livello ambulatoriale: secondo le linee guida più recenti si deve infatti sottoporre, due volte alla settimana, a un check-up completo che prevede esami del sangue e delle urine per escludere eventuali complicazioni, la misurazione della pressione e il controllo del “diario della pressione”, dove la futura mamma annota i risultati delle misurazioni quotidiane.

Quando i valori restano stabili…
Se, con il trascorrere delle settimane, il rialzo pressorio si mantiene lieve e i valori non subiscono variazioni significative, la gravidanza, seppur cadenzata da controlli ravvicinati, procede normalmente: la futura mamma non deve sottoporsi a terapie particolari e non è necessario far nascere il piccolo con un cesareo. Solo nei casi in cui viene raggiunta la quarantesima settimana di gravidanza si interviene inducendo il parto. Una volta nato il bimbo, il disturbo regredisce spontaneamente fino a risolversi completamente nell’arco di alcuni giorni.

…e quando invece si alzano
Nella maggior parte dei casi, la pressione alta non impedisce la felice conclusione dell’attesa. Più raramente, può accadere che i valori aumentino o interferiscano con il benessere della madre o con la crescita del bambino.
Se si verifica un peggioramento si procede al ricovero in ospedale. In genere, si tende a limitare l’uso dei farmaci a situazioni particolari, per evitare che i medicinali, migliorando lo stato di salute della mamma, possano mascherare i sintomi e ritardare la diagnosi di eventuali peggioramenti. Inoltre, i farmaci non agiscono sulle cause (il meccanismo che scatena l’ipertensione gestazionale è tuttora sconosciuto) e il loro utilizzo può interferire negativamente con l’afflusso di sangue alla placenta.

Nei casi più gravi, quando l’ipertensione danneggia gli organi causando forti disagi alla madre (con sintomi quali mal di testa, disturbi visivi, disfunzioni a livello epatico o renale e, raramente, anche convulsioni) o al bimbo (la crescita potrebbe risultare rallentata o addirittura bloccarsi), diventa necessario far nascere il bebè. Una soluzione che si cerca di rimandare il più possibile, se l’attesa è ancora lontana dal termine, per evitare i disagi di una nascita fortemente prematura. Anche nei casi di ipertensione più grave, però, una volta nato il bimbo la situazione è destinata a migliorare e a risolversi nell’arco di alcune settimane (o, più raramente, mesi).

Sistolica e diastolica
Quando si parla di pressione arteriosa, ci si riferisce alla pressione del sangue all’interno delle arterie. La pressione è determinata da due fattori contrapposti: esprime infatti il rapporto tra la forza con cui il cuore si contrae spingendo il sangue nei vasi sanguigni e la resistenza a questo flusso esercitata dalle pareti di tali vasi. La pressione sistolica è la pressione del sangue durante la contrazione cardiaca, mentre la pressione diastolica è quella registrata tra una contrazione cardiaca e l’altra.

Giocare d’anticipo
Prevenire l’ipertensione gestazionale è possibile? Evitando o correggendo determinate abitudini, si riduce il rischio di soffrire della patologia.

  • PESO SOTTO CONTROLLO. Iniziare la gravidanza con un forte sovrappeso o aumentare di molti chili nel corso dei nove mesi espone a un maggior pericolo di ipertensione gestazionale.
  • ALIMENTAZIONE SANA. C’è sicuramente un collegamento tra abitudini culinarie e comparsa del disturbo verso la fine dell’attesa. Per questo è importante mangiare “poco e bene”, ovvero seguire una dieta varia ed equilibrata (quella mediterranea è particolarmente indicata), ma evitare pasti particolarmente abbondanti. Importante anche l’apporto di liquidi, che dovrebbe aggirarsi intorno a 1 o 2 litri di acqua.
  • FUMO E ALCOL: ADDIO! Ecco due abitudini da eliminare nel modo più assoluto. Per la futura mamma fumatrice il rischio di sviluppare la patologia ipertensiva è dieci volte superiore!

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