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Varicella in gravidanza: i rischi per il nascituro

Durante l’infanzia è una malattia innocua. In gravidanza, invece, presenta dei rischi, soprattutto per il nascituro. Ecco quali.
Pubblicato il 24 gennaio 2011 da

È una delle malattie più comuni in età pediatrica ed è provocata da un virus chiamato varicella-Zoster. Una volta contratta, lascia un’immunità permanente. La varicella non è una patologia importante, tanto che non dà particolari problemi al paziente. Ma che cosa succede se l’infezione si contrae per la prima volta proprio mentre si aspetta un bebè?

Come avviene l’infezione?

La varicella si contrae per contatto diretto. Il contagio è molto facile, quasi inevitabile, dal momento che il virus si trasmette attraverso le vie respiratorie e basta solo la vicinanza nello stesso ambiente per infettarsi.
Molto più improbabile è, invece, la trasmissione indiretta: se un altro figlio (che ha già avuto la malattia) viene in contatto all’asilo con un compagno che ha la varicella, non porta il virus a casa, così come non si prende l’infezione attraverso un oggetto che è stato toccato da un malato.
La varicella ha una fase di incubazione di 15-21 giorni e il periodo di contagiosità va da 1-2 giorni prima della comparsa delle vescicole fino a quando tutte le vescicole non si sono trasformate in croste.

Che cosa succede se ci si ammala durante l’attesa?

Innanzitutto, se la mamma si ammala, non è detto che il virus passi anche al feto: si calcola che questo avviene solo nel 17% dei casi. Se questo accade, le possibili conseguenze dipendono molto dall’epoca in cui si verifica il contagio.
I problemi maggiori si possono avere se la futura mamma prende la varicella nel primo trimestre, quando gli organi dell’embrione sono ancora in via di formazione: se anche il bambino si infetta, c’è un 7% di probabilità che alla nascita possa manifestare la cosiddetta sindrome da varicella congenita, caratterizzata da lesioni cutanee con cicatrici, atrofia muscolare, ipoplasia delle dita (cioè dita più piccole e corte rispetto alla norma) o lesioni cerebrali come encefaliti, che possono provocare ritardo mentale. Nei casi più gravi si può verificare aborto spontaneo.

Ma è vero che farla a ridosso del parto è molto pericoloso?

Se il contagio avviene nel secondo e terzo trimestre, le conseguenze sono decisamente inferiori e diminuiscono man mano che si va avanti con la gravidanza. Nelle ultime settimane di attesa bisogna però stare molto attente al momento in cui si contrae la malattia. Si possono verificare infatti tre casi in particolare.

  • Se il contagio avviene fino a 21 giorni prima del parto e quindi la mamma manifesta la malattia prima di partorire, la probabilità di passaggio del virus nella placenta è basso e, se anche avviene, la mamma ha avuto comunque il tempo di passare al feto i suoi anticorpi. In base all’epoca del contagio, il bebè potrebbe guarire prima della nascita o manifestare la varicella dopo la nascita, ma anche in questa seconda ipotesi la malattia ha generalmente un decorso favorevole.
  • Se il parto avviene durante il periodo di incubazione della malattia, il bambino nasce sano ma può essere contagiato nei giorni successivi. In questo caso è vero che il bambino non ha potuto ricevere gli anticorpi materni (che si producono solo quando la malattia si manifesta), ma la viremia (cioè la concentrazione del virus nel sangue) è inferiore perché il virus non è stato trasmesso attraverso la placenta bensì per via respiratoria. In ogni caso entro 48 ore dalla nascita (e comunque non oltre le 72 ore, altrimenti l’effetto è vanificato) al bambino vengono iniettate immunoglobuline specifiche contro il virus della varicella, che danno manforte al sistema immunitario ancora immaturo del neonato. Solo successivamente si valuta se somministrare al bebè farmaci antivirali, che comunque hanno un’azione più lenta rispetto alle immunoglobuline.
  • L’ipotesi peggiore è se il contagio si verifica 18-20 giorni prima della data del parto, perché in questo caso il bambino viene a nascere proprio quando inizia la sintomatologia, periodo in cui la viremia è massima. In questa situazione la mamma non ha ancora avuto la possibilità di trasmettere al feto i suoi anticorpi e al momento della nascita il bambino non ha ancora sviluppato una sua risposta immunitaria. È la situazione che può dare le conseguenze più gravi (anche letali) e proprio per questo è molto importante che la donna cerchi di individuare la data esatta in cui è venuta a contatto con il virus, per poi valutare insieme al ginecologo se anticipare o cercare di ritardare di qualche giorno il parto in modo da non farlo coincidere proprio con i giorni più critici.

La gestante va incontro a problemi seri?

La mamma non corre rischi particolari. La sintomatologia, però, può essere più fastidiosa e importante: tutto il suo organismo è infatti impegnato sul bambino, per questo anche il suo sistema immunitario potrebbe essere meno presente.
Per alleggerire il decorso della malattia e ridurre il rischio di trasmissione al bebè, si possono somministrare le immunoglobuline, ma sempre entro 72 ore dall’esposizione al contagio. Sconsigliati invece i farmaci antivirali, perché il loro uso in gravidanza non è sicuro.

Il contagio si può prevenire?

L’unica arma sicura ed efficace di prevenzione è il vaccino: il preparato usato è assolutamente sicuro e in alcune regioni viene proposto gratuitamente tra le vaccinazioni raccomandate, mentre in altre regioni viene somministrato su prescrizione medica e dietro il pagamento di un ticket.
Se una donna è sicura di non aver mai contratto il virus, almeno 3 mesi prima di concepire il bebè può programmare la vaccinazione, in modo da stare assolutamente tranquilla.
Tuttavia, c’è da dire che spesso la malattia decorre senza particolari sintomi, tanto che circa il 20% dei pazienti non sa neanche di averla avuta. In caso di dubbio, basta fare un controllo sierologico con il dosaggio nel sangue degli anticorpi specifici per il virus varicella-Zoster e, se l’esito è negativo, sottoporsi alla vaccinazione.

È vero che la varicella si può prendere anche per contatto con un malato di herpes Zoster?

Sì, anche se il contagio è più raro. Una volta entrato nell’organismo, il virus della varicella resta in uno stato quiescente nei gangli nervosi a livello del midollo spinale.
In situazioni particolari in cui si verifica una riduzione delle difese immunitarie, come ad esempio in caso di malattia o di stress, il virus può riattivarsi, andando a colpire in questo caso solo la fascia di un nervo, dove compaiono arrossamento cutaneo e vescichette, che provocano bruciore e dolore più o meno intenso: è l’herpes Zoster, detto anche fuoco di sant’Antonio. Trattandosi dello stesso virus, si può quindi venire contagiati anche da un paziente infetto da herpes Zoster, ma la trasmissione in questo caso è molto più difficile perché avviene solo per contatto con il liquido vescicale e non per via respiratoria.

In conclusione, quali consigli possiamo dare a una gestante che non ha mai contratto il virus?

Di stare alla larga da chi ha la malattia. Se la donna ha già un bimbo piccolo e sa che nell’asilo “gira” il virus, ad esempio, eviti di accompagnarlo lei per un certo periodo. Se però un componente della famiglia è già stato contagiato (ed evitare l’infezione in casa diventa praticamente impossibile), occorre comunicare al più presto la situazione al ginecologo, che, in base all’epoca del contagio, valuterà il da farsi.


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Commenti
  • elisa scrive
    11 agosto 2011 alle ore 14:34

    la mia bambina ha avuto una ricaduto della varicella (avuta in forma leggera prima dei 12 mesi) con un herpes zoster. Ho scoperto che anche questo virus può essere pericoloso come la varicella per le mamme incinte, anche se il contagio è molto più difficile (deve esserci contatto diretto)


  • elisa scrive
    11 agosto 2011 alle ore 14:34

    … dimenticavo: pericoloso per le mamme incinta che non hanno mai fatto la varicella!


  • silvia scrive
    26 giugno 2013 alle ore 22:59

    il 9 giugno ha avuto la varicella, quanto tempo devo aspettare per programmare una gravidanza?


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