L’Italia è uno dei Paesi al mondo che offre le migliori garanzie di salute e tutela economica alle donne in attesa e alle neomamme lavoratrici. La legge 151 del 2001, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, assicura alla donna che aspetta un bebè:
- cinque mesi di congedo obbligatorio retribuito, 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto
- il divieto di licenziamento fino al compimento di un anno di vita del bambino
- la possibilità di usufruire di congedi parentali, i permessi durante l’attesa per sottoporsi a visite mediche e i permessi per allattare dopo la nascita del piccolo.
- Anche il neopapà lavoratore può usufruire dei permessi parentali e per assistere il bambino malato.
Per conoscere nel dettaglio i tuoi diritti e le procedure da rispettare per goderne, ecco le risposte alle domande più frequenti.
Ho appena scoperto di essere incinta. Quando devo comunicarlo all’azienda?
Per usufruire del congedo di maternità, bisogna informare il datore di lavoro e l’Inps entro il settimo mese di attesa. Il consiglio è di provvedere prima possibile, non appena si scopre di essere incinta. Alla comunicazione in forma scritta deve essere allegato il certificato di un medico del Servizio Sanitario Nazionale che attesti lo stato di gravidanza e indichi la data presunta del parto.
Entro trenta giorni dal parto, la neomamma deve inoltre consegnare a Inps e datore di lavoro il certificato di nascita del bambino o l’autocertificazione che lo sostituisce.
Vorrei lavorare fino all’ottavo mese e conservare così quattro mesi di congedo per il periodo successivo alla nascita. Posso farlo?
La legge garantisce alla madre lavoratrice il diritto/dovere di astenersi dal lavoro per cinque mesi, due prima e tre dopo il parto. C’è però la possibilità di chiedere l’astensione flessibile, di chiedere, cioè, di suddividere diversamente il periodo dell’aspettativa, restando a casa un solo mese prima del parto e quattro mesi dopo la nascita del bambino. Si può scegliere questa soluzione solo se la gravidanza procede bene. La domanda deve essere presentata all’INPS e all’ispettorato del lavoro. Il medico aziendale o un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale dovrà certificare il buono stato di salute della donna e l’assenza di rischi per la gestazione.
Lavoro in un magazzino e secondo il ginecologo svolgo un’attività troppo pesante per il mio stato. Che cosa posso fare?
In caso di occupazioni faticose, così come nel caso siano previsti turni di lavoro notturni, bisogna munirsi del certificato di un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale che attesti l’incompatibilità della mansione svolta con lo stato di gravidanza e presentarlo all’azienda. Il datore di lavoro è tenuto a spostare la donna a un diverso incarico, consono al suo stato, mantenendo però pari stipendio. Se ciò non fosse possibile, la dipendente può usufruire del congedo di maternità anticipato e rimanere subito a casa.
La gravidanza non procede bene e il ginecologo mi ha prescritto il riposo. Posso chiedere l’astensione anticipata?
In presenza di complicazioni, in qualunque epoca dell’attesa la futura mamma può usufruire dell’aspettativa anticipata, mantenendo la stessa retribuzione prevista per i cinque mesi di congedo obbligatorio. A tal fine, occorre presentare all’azienda il certificato di un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale che attesti la necessità di sospendere l’attività lavorativa.
Sono incinta. Ho diritto ad assentarmi per visite mediche di controllo?
Se ci si deve sottoporre a esami o a visite specialistiche si ha diritto a usufruire di permessi giornalieri. Occorre però presentare domanda all’azienda specificando data e orario del controllo e dichiarando che non è possibile effettuarlo al di fuori della giornata lavorativa. Al rientro si porterà l’attestato rilasciato dal medico o dalla struttura sanitaria che certifica l’avvenuta visita, con data e orario. A queste condizioni, il datore non può rifiutarsi di concedere il permesso, che è retribuito, non può essere scalato dalle ferie e non viene conteggiato come assenza per malattia.
E per partecipare al corso preparto?
Normalmente non vengono concessi permessi retribuiti a tale scopo, a meno che non sia previsto dal contratto stesso della lavoratrice.
Ho un contratto a tempo determinato che scade durante il congedo di maternità…
Se l’aspettativa ha inizio durante il rapporto di lavoro, si ha diritto di godere dell’intero periodo e della relativa indennità.
A questo ammonta l’indennità di maternità?
Durante i cinque mesi di congedo obbligatorio e nel periodo dell’eventuale congedo anticipato, le dipendenti pubbliche percepiscono la retribuzione piena, al 100%, pagata direttamente dallo Stato. Le dipendenti private ricevono invece l’80% dello stipendio dall’Inps. La maggior parte dei contratti nazionali prevede però che l’azienda integri questa cifra versando il rimanente 20%”.
Ero incinta, ma la gravidanza si è interrotta. Posso usufruire del congedo di maternità anche se non avevo ancora comunicato il mio stato?
Sì, il diritto sussiste anche se la donna non aveva ancora comunicato di essere incinta. Se l’interruzione avviene prima del 180° giorno di gestazione, la donna può assentarsi dal lavoro per malattia tutto il tempo necessario alla guarigione.
Se invece la gravidanza si interrompe dopo il 180° giorno, si ha diritto di godere per intero del congedo retribuito. In questo caso, l’interruzione viene considerata a tutti gli effetti un parto e non un aborto.
Ai fini del conteggio del giorno in cui è avvenuta l’interruzione, si considera che l’attesa abbia inizio 300 giorni prima della data presunta del parto.
Sto cercando un impiego e sono incinta. Devo comunicarlo?
Non c’è alcun obbligo di dare questa informazione né in sede di colloquio, né al momento dell’assunzione, ma solo entro il termine del settimo mese di gravidanza. C’è solo un’eccezione, valida in casi rarissimi e cioè quando il lavoro prevede l’esposizione a radiazioni ionizzanti. Scopo di questa eccezione è tutelare la salute della donna che, essendo in attesa, deve essere adibita a mansioni differenti o godere del congedo di maternità anticipato per non correre rischi.
Negli ultimi mesi ho lavorato saltuariamente. Ora sono disoccupata e aspetto un bambino. Ho diritto all’aspettativa?
Il diritto a usufruire del congedo e della relativa indennità dipende dai contributi previdenziali versati in passato, da quanto tempo è trascorso dall’ultimo impiego e dal fatto che si percepisca oppure no una indennità di disoccupazione.
Per sostenere le future madri disoccupate e quelle con un reddito basso esistono poi gli assegni di maternità dello Stato e quelli erogati dai Comuni. I primi sono destinati alle donne disoccupate che in passato hanno lavorato saltuariamente ma non hanno maturato il diritto all’indennità di maternità. Possono usufruirne le ex-lavoratrici che hanno versato contributi previdenziali almeno per tre mesi nel periodo compreso tra i diciotto e i nove mesi precedenti la data del parto. La domanda per ricevere l’assegno di Stato deve essere presentata all’Inps entro sei mesi dalla nascita del bambino e il pagamento avviene entro 120 giorni dalla presentazione della richiesta. L’importo dell’assegno viene aggiornato di anno in anno.
Gli assegni erogati dai Comuni sono sussidi economici destinati alle madri che non hanno copertura previdenziale e non hanno i requisiti per chiedere l’assegno di Stato e il cui reddito familiare è inferiore a una determinata cifra, che viene aggiornata di anno in anno. Per usufruire dell’assegno comunale, la neomamma deve fare richiesta entro sei mesi dalla nascita del bambino agli uffici del Comune di residenza, allegando l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare, che può essere richiesto agli stessi uffici comunali oppure ai centri di assistenza fiscale (CAF).
Ho un piccolo negozio e non c’è nessuno che possa gestirlo durante i cinque mesi di congedo. Devo comunque astenermi dal lavoro?
Alcune categorie di lavoratrici, come le coltivatrici dirette, le imprenditrici agricole, le artigiane e le commercianti, non hanno l’obbligo di stare a casa durante i cinque mesi di congedo di maternità. Percepiscono comunque l’indennità, che viene versata direttamente dall’INPS.
Sono incinta e ho un contratto a tempo determinato destinato a scadere durante i mesi di gravidanza. L’azienda può decidere di non rinnovarlo?
Sì, l’azienda può rifiutarsi e questo atto può essere contestato solo se si dimostra che è motivato dallo stato di gravidanza: in tal caso si tratterebbe infatti di un atto discriminatorio.
Si può essere licenziate durante i mesi di gestazione?
La legge lo vieta espressamente e tutela la donna dall’inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Se è la stessa lavoratrice a presentare le dimissioni in questo lasso di tempo, le spetta comunque l’indennità di maternità. Le dimissioni devono essere convalidate dal Servizio Ispettivo del Ministero del Lavoro per escludere che siano state imposte dall’azienda.
Il licenziamento è consentito solo in situazioni particolari, ovvero in caso di grave colpa della dipendente, di cessazione dell’attività dell’azienda e di esito negativo di un periodo di prova.
Risiedo in Italia ma non sono cittadina italiana. Posso usufruire del trattamento di maternità?
Sì, a parità di requisiti, i diritti sono gli stessi delle lavoratrici italiane, a patto che la lavoratrice straniera sia cittadina comunitaria o, se extracomunitaria, sia in possesso della carta di soggiorno.
Sto per adottare un bambino. Quali sono i miei diritti?
Sono praticamente gli stessi delle mamma biologiche. Il congedo di maternità è di cinque mesi, indipendentemente dall’età del bambino adottato. Se l’adozione è nazionale, la mamma può usufruirne a partire dal momento in cui il piccolo fa il suo ingresso in famiglia. Se invece l’adozione è internazionale, la donna può godere di parte del congedo prima dell’arrivo in Italia del bambino, per avere il tempo di sbrigare le pratiche necessarie e incontrare il piccolo nel suo Paese d’origine prima del suo trasferimento.
In caso di decesso o di grave malattia della madre adottiva, di un suo abbandono del nucleo familiare o di affidamento esclusivo al padre, quest’ultimo può godere dell’intera aspettativa al posto della donna o della sua parte residua. Anche per il congedo parentale e per i permessi per malattia si gode degli stessi diritti delle mamme biologiche.
Il mio bimbo è nato in anticipo. Rischio di perdere le settimane di congedo di cui non ho potuto usufruire prima del parto?
No, non vanno perdute, ma si recuperano dopo la nascita del bambino, fino a raggiungere cinque mesi complessivi di congedo.
Sono casalinga e non ho diritto all’indennità di maternità. Mio marito può usufruire del congedo di paternità retribuito?
Il padre ha diritto a usufruire del congedo di paternità, cioè a un periodo di astensione dal lavoro pagato all’80% dello stipendio, solo in circostanze particolari. E cioè in seguito a morte o grave malattia della donna, nel caso la mamma abbandoni la famiglia e qualora il neonato venga affidato al padre in modo esclusivo”.
Come ci si regola riguardo ai permessi per l’allattamento?
Fino al compimento del primo anno di vita del piccolo, la mamma ha diritto a due ore al giorno di permesso retribuito se l’ orario di lavoro è superiore alle sei ore giornaliere, un’ora se l’orario è pari o inferiore alle sei ore.
I permessi non sono cumulabili, cioè la mamma non può rinunciarvi per alcuni giorni al permesso e poi rimanere a casa un giorno intero, ma può decidere se fare un’unica pausa giornaliera di due ore, magari entrando più tardi o uscendo prima dall’ufficio, o spezzare il permesso in due pause da un’ora. Il diritto al permesso di allattamento è valido sia che il bimbo sia allattato al seno, sia che venga nutrito al biberon e il papà può avvalersene al posto della mamma, a patto che entrambi siano lavoratori.
Nel caso in cui la mamma possa lasciare il bimbo in un nido aziendale, il permesso per allattamento si riduce a un’ora al giorno per un orario lavorativo superiore alle sei ore e a mezz’ora al giorno se l’orario è pari o inferiore alle sei ore.
Terminato il congedo obbligatorio, vorrei rientrare al lavoro con un orario ridotto. Il mio datore può rifiutarsi di concedermi il part time?
La legge garantisce alla lavoratrice il diritto di chiedere di convertire il proprio contratto di lavoro da tempo pieno a tempo ridotto, adeguando lo stipendio al nuovo orario. La sua richiesta ha la priorità su altre analoghe, ma l’azienda non è obbligata ad acconsentire né a concedere immediatamente il part time.
Vorrei chiedere alcuni giorni di congedo parentale da sommare alle ferie per prolungare le vacanze con il mio bambino. L’azienda può negarmelo?
In aggiunta al congedo di maternità obbligatorio, entro il compimento dell’ottavo anno d’età del bambino i genitori hanno il diritto a un ulteriore periodo di assenza dal lavoro parzialmente retribuito: il congedo parentale.
Il papà o la mamma che chiede di assentarsi dal lavoro per un periodo più o meno lungo è tenuto a dare un preavviso di almeno quindici giorni. Talvolta, però, lo specifico contratto può indicare un preavviso maggiore. Ottemperato a quest’obbligo, il datore non può rifiutare di concedere il congedo, indipendentemente dal periodo dell’anno o da eventuali problemi organizzativi che dovesse incontrare l’azienda.
Il mio bimbo è malato. Per assistere devo utilizzare i giorni del congedo parentale?
Se il bambino è ammalato, i genitori hanno il diritto di usufruire del permesso per malattia del figlio, senza attingere al cumulo dei giorni del congedo parentale. Mamma e papà non possono goderne contemporaneamente. Entro il compimento dei tre anni del piccolo, non c’è limite ai giorni di assenza per malattia del bambino. Dal terzo all’ottavo anno, ciascun genitore dispone di un massimo di cinque giorni lavorativi all’anno. Le assenze vanno giustificate con la presentazione di un certificato del pediatra del Servizio Sanitario Nazionale che attesti la malattia del piccolo. I congedi per malattia non sono retribuiti.
Cos’è il congedo parentale?
Entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, sia la mamma sia il papà hanno diritto a usufruire di sei mesi di congedo parentale, continuati o frazionati. I genitori possono assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente. La somma dei periodi utilizzati da entrambi non può però superare i 10 mesi complessivi.
Se il genitore è solo, può usufruire di dieci mesi di congedo parentale.
- Se il papà si assenta dal lavoro per un periodo continuato di almeno tre mesi, ha diritto a un mese in più di congedo, cioè a sette mesi in tutto. In questo caso la somma dei congedi di mamma e papà passa a undici.
- Il congedo parentale è retribuito al 30% dello stipendio entro il terzo anno di vita del bambino ed entro i primi sei mesi di congedo usufruiti complessivamente dai due genitori.
- Dopo i primi sei mesi e dai tre agli otto anni del bambino, il congedo non è retribuito.
Le stesse norme si applicano all’adozione e il congedo è utilizzabile entro l’ottavo anno dall’entrata in famiglia del bambino adottato o entro la sua maggiore età.


















06 agosto 2012 alle ore 12:44
buongiorno, sono veramente angosciata e vorrei un consiglio, ho avuto un aborto spontaneo 2 giorni fa, vorrei restare a casa per riprendermi prima di ricominciare a lavorare, posso chiedere al mio medico di base un certificato per malatia che non specifiche che ho avuto l’aborto spontaneo…?
potrebbe darmi dei problemi al lavoro si sanno che sono alla ricerca di un bambino
vi ringrazio …
30 agosto 2012 alle ore 15:05
Ciao a tutte.la mia é una lettera di protesta.sono mamma da 20mesi e sono rimasta senza lavoro due mesi fa.ho avuto un colloquio con una responsabile Autogrill.ebbene sono piaciuta ma ho un PROBLEMA SONO MAMMA!!
Perciò non sono stata assunta.ora mi chiedo:ma in quale mondo viviamo??non ho più chance poiché ho unacreatura che mi aspetta a casa??mhà
05 settembre 2012 alle ore 12:39
Salve a tutti!! Ho bisogno di sapere se si è obbligati a rientrare al lavoro,(scaduti i due mesi di maternità dopo il parto)per un giorno, prima di fare le ferie che si è maturate……Grazie
06 settembre 2012 alle ore 10:28
Ciao alessandra, per un consulto con il nostro avvocato esperto in diritti della maternità, puoi inviare la tua domanda a partire da qui http://www.dolceattesa.rcs.it/chiedi-agli-esperti/invia-domanda
01 ottobre 2012 alle ore 14:23
Ciao a tutte!!!
Sono incinta di 7 settimane, sto cercando di informarmi leggendo in vari siti per sapere come comportarmi per la maternità obbligatoria.Leggo anche qui spiegazioni ottime sulla retribuzione ecc…ma mi mancano un po d informazioni che nn riesco evidentemente io ad estrapolare da quel che leggo!!!
In pratica…cosa devo fare?Entro quando??E a chi???
Devo presentarmi all inps con quali documenti??
Entro quanto??
La mia datrice di lavoro sa gia della gravidanza…devo farmi fare dei documenti anche da dare a lei???
Scusate ma sn alla prima esperienza…!!!
02 ottobre 2012 alle ore 09:29
Ciao Noemabia, puoi rivolgere le tue domande al nostro avvocato, a partire da qui
http://www.dolceattesa.rcs.it/chiedi-agli-esperti/invia-domanda/
A presto!
20 novembre 2012 alle ore 17:02
Buona sera! Avrei una domanda da fare! é da circa sei anni che lavoro presso un negozio aziendale (punto vendita diretto)di una nota marca di abbigliamento assunta con un contratto a tempo indeterminato full time 40 ore sett. abdicato presso un centro commerciale della mia città. Da qualche tempo, però, le cose non vanno molto bene, siamo calati con le vendite causa la crisi ma soprattutto causa della piattaforma alimentare che purtroppo non attira molte persone. Da un paio di giorni ci hanno comunicato che, all’inizio dell’anno prossimo,l’alimentare chiude lasciando noi negozi della galleria senza piattaforma e se non si trova al piu presto una sostituzione il centro commerciale non garantisce l’apertura dello stabile. Io al momento sono in interdizione a causa di qualche problemino, dovrei partorire verso la fine di maggio ma con la maternità, ferie arretrate e qualche mese in astenzione facoltativa dovrei rientrare a lavoro verso i primi del 2014 chiedendo l’allattamento. La mia domanda è questa: in caso l’azienda decidesse di chiudere il punto vendita, ho il diritto di essere reintegrata in un altro punto vendita? Mi potrebbero trasferire lontano oppure non possono dato che avrei un bambino piccolo? ho precedenza rispetto alle altre mie colleghe di essere reintegrata nel punto vendita piu vicino a quello attuale? grazie mille rispondete vi prego
15 dicembre 2012 alle ore 19:41
salve,io ho una situazione diversa ho una bimba di 9 mesi e sono in maternità facoltativa,ho appena scoperto di essere incinta e la mia ginecologa mi ha messo a letto visto che della prima ho avuto le minacce d aborto e lei è nata prematura,cosa devo fare con il lavoro devo rientrare anche solo un giorno per poi andare sotto ispettorato oppure devo solo comunicarlo al datore di lavoro?e il mio stipendio sarà al 80% o al 30% come durante la facoltativa?grazie mille