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Celiachia, gravidanza senza problemi

L'intolleranza al glutine comporta rischi specifici per le future mamme e per i nascituri? C'è modo di ridurre l’eventualità che la donna trasmetta l'intolleranza al suo bambino? Ecco tutte le risposte.
Pubblicato il 27 dicembre 2011 da

Sono circa ventimila le nuove diagnosi di morbo celiaco formulate ogni anno nel nostro Paese e il dato è in continuo aumento. Il problema riguarda per lo più bambini e giovani e sono numerose le donne in età fertile che si trovano a dover conciliare il problema della celiachia con la ricerca di una gravidanza.
L’intolleranza al glutine comporta rischi specifici per le future mamme e per i nascituri? È una condizione che richiede esami, controlli aggiuntivi e terapie? Il morbo celiaco è ereditario? C’è modo di ridurre l’eventualità che la donna trasmetta l’intolleranza al suo bambino?

Una predisposizione genetica
Più che una patologia, il morbo celiaco è una condizione. E questo perché, rimosso il glutine dalla dieta, origine di tutti i disturbi di cui soffre la persona celiaca, il suo stato di salute è pari a quello di qualunque soggetto non celiaco.
Le origini di questa condizione sono in gran parte ereditarie: i figli di genitori celiaci corrono un rischio elevato, stimato intorno al 10%, di manifestare a loro volta intolleranza al glutine. Tuttavia, quella che si eredita è solo la predisposizione genetica al morbo celiaco. Altri fattori, tuttora poco conosciuti, contribuiscono all’insorgere del problema. Lo dimostra il fatto che un gran numero di persone celiache manifesta i primi sintomi in età adulta, a volte persino in età avanzata, dopo un’intera vita trascorsa a consumare glutine senza effetti negativi.
A contatto con la mucosa intestinale di una persona celiaca, il glutine, o meglio una sua componente detta gliadina, stimola una reazione impropria dei linfociti T, cellule del sistema immunitario, che a loro volta liberano molecole ad azione infiammatoria. A lungo andare, il processo infiammatorio danneggia i villi intestinali. La prima conseguenza è il malassorbimento, cioè la ridotta funzionalità della mucosa intestinale, che non è in grado di assorbire come dovrebbe le sostanze nutritive contenute negli alimenti.
Il malassorbimento di calcio e ferro si traduce in un aumento del rischio di osteoporosi e di anemia. Nei casi più seri, la ridotta funzionalità dell’intestino si manifesta con la progressiva perdita di peso, diarrea e dolori addominali. Col passare del tempo, se la celiachia non viene riconosciuta e il glutine non viene eliminato completamente dalla dieta, i danni alla mucosa intestinale possono favorire l’insorgenza di forme tumorali.
Non esiste a tutt’oggi una cura per il disturbo, nel senso che non esiste un farmaco in grado di eliminare l’intolleranza al glutine. Le persone celiache rimangono tali per tutta la vita. Tuttavia, per annullare gli effetti negativi dell’intolleranza è sufficiente adottare una dieta priva di glutine. In breve tempo, i danni alla mucosa intestinale regrediscono e l’organo recupera la sua piena funzionalità.

Vivere senza glutine
Il glutine è una proteina presente nel frumento, nell’orzo, nella segale e nel farro. La dieta dei celiaci deve quindi escludere tutti gli alimenti che contengono questi cereali, anche in minima quantità. Oltre a cibi chiaramente vietati come pane, pizza, biscotti, dolci da forno e pasta ottenuti dai cereali in questione, bisogna prestare attenzione anche ad alimenti a rischio meno ovvii: carne e pesce impanati, salse e sughi addensati con farine, polpette e hamburger, salumi, omogeneizzati di carne e pesce, piatti precotti a base di carne o pesce, creme, budini e dessert confezionati, zuppe, minestroni, verdure fritte in pastella, gelati, surrogati del caffè, sciroppi e bevande a base di latte, per citare i più comuni, che possono contenere i cereali proibiti come additivi.
Riso, mais e grano saraceno non contengono glutine e quindi il loro consumo è consentito ai celiaci, ma a volte gli alimenti a base di questi cereali risultano contaminati da piccole quantità della proteina in fase di preparazione.
Nel dubbio, la scelta più sicura è fare riferimento agli alimenti che riportano sull’etichetta la dicitura “prodotto dietetico privo di glutine”, sottoposti per legge a rigorosi controlli. Oggi si trovano sempre più frequentemente nei supermercati, oltre che nelle farmacie e nei negozi specializzati. Inoltre, grazie all’interessamento delle associazioni di celiaci, sono sempre più numerosi i ristoranti che offrono menu specifici per chi soffre di intolleranza al glutine.
Sono allo studio diversi approcci terapeutici mirati a curare la celiachia e a liberare le persone dal peso e dalla scomodità della dieta priva di glutine, ma per il momento si tratta di approcci sperimentali. La dieta di esclusione è l’unico trattamento di provata efficacia.

Se c’è un bimbo in arrivo
La celiachia, di per sé, non influisce in alcun modo sulla fertilità e non comporta rischi specifici in gravidanza. È l’intolleranza non diagnosticata a rappresentare una minaccia per le donne celiache che aspettano un bimbo. Il malassorbimento di sostanze nutritive nel periodo preconcezionale e durante i 9 mesi può provocare pericolose carenze di calcio, ferro e folati, con un aumento del rischio di malformazioni a carico del tubo neurale, problemi nello sviluppo scheletrico del nascituro e anemia. I figli di donne celiache che assumono glutine in gravidanza corrono un rischio aumentato di nascita pretermine.
Inoltre, uno studio condotto da ricercatori dello stesso Policlinico Gemelli e pubblicato di recente sull’American Journal of Gastroenterology ha evidenziato che le donne celiache, se non seguono una dieta rigorosamente priva di glutine, vanno incontro a un rischio triplicato di aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza. Sembra infatti che la reazione immunitaria stimolata dal contatto del glutine con la mucosa intestinale inibisca la capacità dell’embrione di attecchire e annidarsi nella parete dell’utero. L’unica misura preventiva in grado di riportare nella media il rischio di aborto spontaneo è eliminare ogni traccia di glutine dalla dieta a partire da almeno sei mesi prima del concepimento, in modo tale da annullare la presenza degli anticorpi anomali in circolo nel sangue.

La dieta, misura indispensabile
È importante, dunque, che le donne che cercano una gravidanza e sospettano di essere intolleranti al glutine o hanno parenti di primo grado celiaci ne parlino con il proprio medico curante e si rivolgano a un centro specializzato nella diagnosi della celiachia. In caso di esito positivo, attenendosi scrupolosamente alla dieta di esclusione del glutine non corrono alcun rischio particolare e non necessitano, durante l’attesa, di controlli supplementari o trattamenti farmacologici. Se la diagnosi avviene a gravidanza già avviata, spetta al medico curante il compito di controllare se il malassorbimento ha prodotto carenze di ferro o calcio e, se necessario, prescrivere integratori di questi minerali. La stessa considerazione vale se la celiachia viene diagnosticata dopo il parto, nel puerperio o durante l’allattamento.
Trattandosi di una condizione a forte componente ereditaria, la celiachia può essere trasmessa dalla mamma al bambino come parte del suo corredo genetico. Il rischio per il piccolo di sviluppare la celiachia nel corso della vita è del 10%. Al momento non sono stati identificati con certezza comportamenti o precauzioni da mettere in atto durante la gravidanza o dopo la nascita del bambino per ridurre il rischio che anche lui sviluppi intolleranza al glutine. Si ritiene che ritardare il più possibile l’esposizione del bimbo al glutine possa avere un effetto prottettivo, ma gli studi al riguardo non hanno dato ancora risultati definitivi.

Una diagnosi precisa
A che cosa è dovuta l’impennata di nuove diagnosi di morbo celiaco registrata negli ultimi anni? I casi di intolleranza al glutine stanno effettivamente aumentando nella popolazione? In piccola parte sembra di sì, per ragioni che non sono state ancora chiarite. In gran parte, però, l‘aumento delle nuove diagnosi è dovuto alle migliori conoscenze su questa condizione e al fatto che oggi un numero crescente di persone presta attenzione ai sintomi della celiachia e si rivolge al medico per accertamenti. Per diagnosticare il morbo celiaco occorre infatti sottoporsi a un protocollo ben preciso, che comprende analisi del sangue, gastroscopia e biopsia della mucosa intestinale, da effettuare presso un presidio specialistico accreditato dalla Regione.
La lista aggiornata anno per anno dei presidi accreditati dalle Regioni è disponibile sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia


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Commenti
  • simona scrive
    04 aprile 2012 alle ore 14:07

    Sono celiaca da più di 20 anni sto provando ad avere un figlio da 3 e mi hanno detto che la celiachia c entra e posso farcela anche in 10 anni oltre alla dieta ce qualche rimedio?


  • simona scrive
    04 aprile 2012 alle ore 14:09

    Sono celiaca da più di 20 anni sto provando ad avere un figlio da 3 e mi hanno detto che la celiachia c entra e posso farcela anche in 10 anni oltre alla dieta ce qualche rimedio? Cosa possiamo fare.


  • RedazioneDA scrive
    06 aprile 2012 alle ore 11:08

    Cara Simona,
    per avere una risposta puoi rivolgerti alla nostra ginecologa, che risponderà online alla tua domanda http://www.dolceattesa.rcs.it/chiedi-agli-esperti/invia-domanda/
    In bocca al Lupo!


  • emi scrive
    17 luglio 2012 alle ore 16:37

    ciao sono celiaca dal mio primo anno di vita e da circa 2 mesi incinta dopo aver provato 1 anno e mezzo! quindi non dar retta sai quante me ne hanno dette sulla celiachia? se non vai da qualcuno veramente esperto non ci capiscono nulla a me prima di trovare la soluzione mi hanno illuso x 20 anni dicendomi che mi sarebbe passata quando non andrà mai via…..in bocca al lupo e non mollare!!!!!


  • noemi scrive
    16 marzo 2013 alle ore 20:13

    Ciao sono Noemi, da 7 mesi seguo una dieta priva di glutine. Dopo Il primo mese i dolori addominali che avevo erano andati via, così come la dissenteria e le emicranie. Dopo 2 mesi di dieta Il medico di famiglia mi prescrive la gastroscopia, che non ho potuto fare perchè finalmente sono rimasta incinta! Oggi non so se sono celiaca o meno, ma mi comporto come una di loro…. C’è un altro esame non invasivo che mi possa dare risposte certe?


  • Martina scrive
    22 gennaio 2014 alle ore 12:27

    Salve, sapreste consigliarmi dei libri sull’alimentazione celiaca e la gravidanza? grazie


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