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Il cordone ombelicale

Il taglio del cordone ombelicale è un momento pieno di significato. Ecco sei domande per capire come è fatto, quali sono le sue funzioni e perché alcuni genitori scelgono di conservarlo.
Pubblicato il 26 dicembre 2011 da

Quando si forma il funicolo? A quale stadio della gravidanza comincia a entrare in funzione?
Dal punto di vista anatomico, già dalla 5a settimana inizia a svilupparsi il “peduncolo di connessione” tra l’embrione e il trofoblasto (la futura placenta). Da questo abbozzo di cordone deriva, nella seconda metà del secondo mese, il funicolo vero e proprio, che raggiungerà la maturità funzionale al termine del I trimestre. Per quanto riguarda le gravidanze plurime, spesso i gemelli monozigoti condividono spesso la stessa placenta e talvolta lo stesso sacco amniotico, ma ciascuno ha sempre il proprio cordone ombelicale.

Quali sono le sue caratteristiche anatomiche?
Il cordone è un condotto flessibile con un diametro di 1 centimetro e mezzo e una lunghezza intorno ai 50-55, che collega la placenta all’ombelico del bimbo. Nel 5% dei casi è più corto di 35 centimetri e in un altro 5% supera gli 80. Ha uno sviluppo elicoidale, con un numero di spire che può arrivare a 380. Molto robusto, sopporta un carico di ben 5 o 6 chili!
All’interno corrono tre vasi sanguigni: una vena e due arterie, che seguono l’andamento spiraleggiante del condotto e sono avvolte in una guaina gelatinosa che le isola e le protegge da nodi e strozzature. Questa sostanza, detta gelatina di Wharton, è costituita da tessuto connettivo, ma contiene anche una certa quantità di cellule staminali mesenchimali. A differenza di quelle prelevabili dopo il parto dal sangue cordonale – di tipo emopoietico, cioè specializzate nella rigenerazione degli elementi del sangue – le staminali mesenchimali possono dare origine a cellule di vari tessuti (ossei, cartilaginei, adiposi, epatici, eccetera).

A che cosa serve, esattamente?
Il funicolo costituisce il principale legame fisiologico tra il bimbo e la mamma. Non l’unico, in quanto qualche sostanza presente nel liquido amniotico viene “inalata” o “assaporata” dal piccino; ma attraverso questo tubicino contorto transitano i nutrienti fondamentali.
I sistemi circolatori della mamma e del bambino funzionano separatamente, nel senso che il loro sangue non si mescola mai: sono l’ossigeno, le sostanze nutritive e gli anticorpi a filtrare dall’una all’altro attraverso la placenta. Da qui, il sangue fetale arricchito e ossigenato penetra nell’organismo del nascituro tramite la vena ombelicale del cordone e, raggiunto il fegato, viene parzialmente deviato nella vena cava inferiore; quindi va al cuore, all’aorta e infine alle arterie periferiche, comprese le due paravescicali che, diventate arterie ombelicali, tornano a restituire il sangue “sporco” alla placenta e quindi alla mamma.

Dopo la nascita, qual è il momento più indicato per reciderlo?
In genere il “clampaggio” – cioè il pinzaggio di due punti del funicolo per evitare il sanguinamento – e la successiva resezione avvengono entro una trentina di secondi dal parto. Tuttavia gli studi più recenti hanno dimostrato che questa fretta tipicamente moderna (nel tradizionale parto in casa, l’ostetrica attendeva che il cordone smettesse di pulsare prima di reciderlo) non apporta alcun beneficio; anzi, priva il bebè della quantità preziosa di sangue placentare ancora presente nel funicolo, che invece sarebbe utilissima come scorta per contrastare un’eventuale scarsità di ferro nei successivi 6 mesi di vita, soprattutto nei nati prematuri. La pratica del clampaggio ritardato è raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha però  una controindicazione: rende difficile, se non impossibile, donare il sangue cordonale.

Perché è importante conservare il sangue cordonale?
Molte malattie ematiche – tumorali come le leucemie e i linfomi, o congenite come la talassemia e le immunodeficienze del neonato – si possono curare con il trapianto di midollo osseo, e quindi delle staminali in esso contenute. Tuttavia non è sempre facile trovare un donatore di midollo geneticamente compatibile, sia tra i familiari sia nei registri internazionali. Una ventina di anni fa, tuttavia, si è scoperto come ricavare le cellule staminali da una fonte alternativa: il sangue contenuto nella placenta e nel cordone ombelicale, dove sono presenti in concentrazione notevole. Ed è logico, se pensiamo che il neonato è un organismo ancora immaturo, nella fase iniziale dell’accrescimento, e quindi ha in sé ancora molti elementi destinati alla fabbricazione del sangue e dei tessuti.

Meglio donare il cordone o tenerlo da parte per sé e i propri cari?
Il termine “donare il cordone” è un modo diffuso ma improprio di intendere la donazione del sangue cordonale. Una distinzione destinata a diventare fondamentale: stanno infatti prendendo piede le ricerche sulle staminali mesenchimali contenute nella gelatina di Wharton, tanto che alcune biobanche private  – le stesse che immagazzinano il sangue per uso autologo – si offrono di raccogliere e conservare congelato un tratto (circa 15-20 centimetri) del funicolo vero e proprio, sempre per scopi privati.
Tornando alla donazione del sangue, è infuocata la polemica tra chi vorrebbe mettere da parte le staminali per un eventuale futuro utilizzo a favore dei propri figli (soluzione possibile soltanto a pagamento, tramite aziende estere e previa autorizzazione ministeriale) e lo stato italiano, affiancato da associazioni di volontariato come l’ADISCO, che garantisce la raccolta gratuita nei circa 300 punti nascita organizzati e lo stoccaggio nelle 18 biobanche pubbliche.
Va detto che a favore della conservazione strettamente eterologa, ossia la donazione a chiunque abbia bisogno di questo genere di staminali, è schierata buona parte del mondo scientifico. L’autotrapianto, infatti, non avrebbe al momento alcuna possibilità di applicazione terapeutica.

E se si avvolge?
Quando il feto si muove nel pancione, è facile che il funicolo si avvolga intorno agli arti o più spesso al collo; tuttavia, dato che nel 20% dei parti vaginali fisiologici è presente un avvolgimento (o più avvolgimenti nel 5% dei casi), viene considerata una situazione non allarmante e di solito non la si ricerca nel corso delle sedute ecografiche. Soltanto in alcuni casi poco frequenti, al momento del travaglio il funicolo può stringersi intorno al collo, alterando il tracciato cardiaco e inducendo l’équipe medica a prendere in considerazione l’eventualità di un cesareo.
Nemmeno un cordone molto corto, persino di 13-15 centimetri, è fonte di preoccupazione. Risulta semplicemente scomodo per l’ostetrica, che all’atto del parto è costretta a tagliarlo prima di adagiare il neonato sul pianale o sul seno della mamma.


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Commenti
  • cordone ombelicale scrive
    30 gennaio 2012 alle ore 16:46

    le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali sono molteplici, ma sono tutte ancora in via di sperimentazione.


  • L'importanza delle cellule staminali cordonali scrive
    05 novembre 2012 alle ore 14:55

    Le patologie trattabili con le cellule staminali cordonali sono molte e ancora di più sono oggetto di ricerca.
    Esistono evidenze scientifiche dell’utilità sia di trapianti allogenici che di trapianti autologo/familiari, come dimostrato dall’elenco delle patologie per le quali il SSN* prevede la conservazione gratuita, dedicata alle famiglie in cui ne siano presenti soggetti affetti.
    In Italia è possibile donare ad una banca pubblica le cellule staminali del proprio bambino o conservarle privatamente per la propria famiglia. Entrambe le scelte sono intelligenti e utili, l’importante è non gettare via questa preziosa ed unica risorsa, in una occasione irripetibile della vita di un individuo.

    * http://www.trovanorme.salute.gov.it/renderPdf.spring?seriegu=SG&datagu=31/12/2009&redaz=09A15290&artp=1&art=1&subart=1&subart1=10&vers=1&prog=002


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