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Herpes: quali rischi in gravidanza?

I sintomi, le cure e i rischi per il feto se si contrae o si riattiva l'herpes labiale, genitale, Zoster e gestationis durante la dolce attesa.
Pubblicato il 25 maggio 2012 da

La pelle che tira, minuscole punture di spillo sul labbro, la mucosa che si arrossa: sono i sintomi che annunciano una riattivazione dell’herpes labiale, l’infezione provocata dall’Herpes Simplex Virus 1, un agente patogeno estremamente diffuso. Si calcola infatti che, in media, l’abbia contratto il 68% degli adulti. Parente dell’HSV-1 è l’Herpes Simplex Virus 2, noto come herpes genitale, e per fortuna decisamente più raro: si stima che in Italia colpisca il 10% della popolazione adulta.
I rispettivi nomi sono dovuti al fatto che l’HSV-1 si manifesta più frequentemente a livello labiale, l’HSV-2 a livello genitale, ma entrambi i virus possono colpire sia l’area genitale, sia quella labiale, a seconda delle modalità con cui è stata contratta l’infezione, che avviene per contatto diretto con le lesioni di una persona ammalata.

I sintomi per riconoscerlo
L’herpes è un’infezione di tipo ricorrente. Contratto una prima volta, il virus non viene mai completamente eliminato dall’organismo, ma si annida nel nucleo dei neuroni delle terminazioni nervose cutanee e torna a manifestarsi periodicamente quando le difese immunitarie dell’organismo ospite si abbassano, per esempio in concomitanza con altre malattie, con l’assunzione di farmaci immunodepressori o talvolta anche nei periodi di maggiore stress psicofisico. Non tutte le persone che nella loro vita sono entrate in contatto con l’HSV-1 o 2, però, sperimentano nuovi episodi dell’infezione.
A livello labiale, la riattivazione consiste nella comparsa di vescicole sulla mucosa o sulla pelle a margine delle labbra, associate a prurito e bruciore, e che nell’arco di pochi giorni si asciugano e formano crosticine giallastre che possono persistere una decina di giorni.
A livello genitale si manifesta, analogamente, con la presenza di vescicole infiammate e bruciore sulla superficie esterna dei genitali.

Se si riattiva in gravidanza…
Durante i 9 mesi le difese immunitarie della futura mamma vanno incontro a un lieve abbassamento fisiologico: devono infatti essere più “tolleranti” per consentire al suo organismo di ospitare senza rischio di rigetto il “corpo estraneo” del nascituro. Questa condizione non aumenta però l’incidenza di riattivazioni dell’herpes, labiale o genitale che sia.
Normalmente, per attenuare i sintomi dell’herpes e ridurre la durata della manifestazione riattivata in gravidanza o durante l’allattamento si utilizzano farmaci per uso locale, pomate o cerottini ad azione antivirale, antinfiammatoria o anestetica. Gli antivirali per uso sistemico, come l’aciclovir e il valaciclovir sono invece sconsigliati, per il rischio di effetti tossici sul feto.
Ma in caso di riattivazione durante l’attesa, il bimbo corre qualche rischio? L’eventualità di infezione del nascituro è estremamente rara. La madre può trasmettere il virus al feto, ma al tempo stesso gli trasmette anche gli anticorpi presenti nel suo organismo, che lo proteggono dal rischio di contagio.

… e in prossimità del parto
L’unica circostanza in cui la riattivazione dell’herpes comporta un pericolo effettivo per la salute del bambino è la comparsa di herpes genitale in prossimità del termine dalla gravidanza. Se durante il parto il piccolo entra in contatto con lesioni herpetiche dei genitali, il rischio di contagio è dell’85%. Le conseguenze possono essere molto gravi: esantema diffuso, manifestazioni a carico della mucosa del naso e della bocca, congiuntivite, infezioni disseminate a vari organi, encefalomeningite. Inoltre, la mortalità è elevata. Per sicurezza, quando la futura mamma sa di soffrire di herpes genitale ricorrente è opportuno programmare un parto cesareo. Nel caso in cui il sospetto di un’infezione emerga solo dopo che il bambino è nato per via vaginale ed esista dunque la possibilità che sia entrato in contatto con il virus, è opportuno sottoporre quanto prima il piccolo a profilassi con immunoglobuline specifiche.

Se si contrae per la prima volta
Il rischio di contagio verticale, cioè di trasmissione dell’HSV-1 o 2 al feto, aumenta se la donna contrae l’infezione per la prima volta in gravidanza. In questo caso, il virus che circola nel suo organismo può attraversare la barriera della placenta e raggiungere il nascituro, ma non sono ancora disponibili anticorpi materni a proteggerlo. Se il contagio avviene, i danni per il feto possono essere molto gravi, come ritardo dello sviluppo, microcefalia o idrocefalia, compromissione della vista e di altri organi.
Quando sussiste il sospetto che la futura mamma abbia contratto l’herpes, è anzitutto necessario che si sottoponga al più presto a un esame del sangue alla ricerca degli anticorpi specifici, IgM e IgG. Se le IgG sono positive e le IgM negative, l’infezione è avvenuta, ma non di recente e il rischio di trasmissione attraverso la placenta è minimo. Se le IgM risultano positive, l’infezione è recente e il virus potrebbe aver raggiunto e contagiato il bambino. In questo caso, è opportuno sottoporre la donna a una terapia a base di antivirali sistemici. Di solito si fa ricorso all’aciclovir, che normalmente è controindicato in gravidanza ma in questa circostanza offre benefici superiori ai rischi. A distanza di alcune settimane dalla diagnosi dell’infezione materna e dalla terapia, è consigliabile effettuare un’amniocentesi, alla ricerca di materiale virale nel liquido amniotico, oppure un prelievo di sangue dal cordone ombelicale, che permette di diagnosticare l’eventuale contagio del feto. A questi esami è possibile associare un’ecografia, per valutare i danni che il virus può aver provocato, tenendo conto però del fatto che non tutte le conseguenze negative dell’herpes congenito sono riscontrabili con gli ultrasuoni.

Quando il virus non c’entra
Si chiama anch’esso herpes, ma non è un’infezione virale e non comporta alcun rischio per la salute del nascituro. È l’herpes gestationis, un disturbo di natura autoimmune che colpisce alcune donne nel secondo o terzo trimestre d’attesa e si manifesta con prurito intenso associato alla comparsa di numerose vescicole rosa sul torso e talvolta sulle gambe e sulle braccia. Di solito l’eruzione regredisce spontaneamente uno o due mesi dopo il parto.
È un disturbo fastidioso per chi ne soffre, ma assolutamente benigno. Non comporta rischi per la prosecuzione della gravidanza e per la salute del bambino. Non è dovuto a un agente infettivo, ma a meccanismi ancora non del tutto chiari, legati alle condizioni ormonali e metaboliche tipiche dell’attesa. È difficile confondere l’herpes gestationis con l’herpes simplex, perché nel primo caso le vescicole non compaiono in prossimità della mucosa labiale o genitale e l’eruzione cutanea è molto estesa e diffusa. Comunque, per sicurezza, è opportuno sottoporre la futura mamma che dovesse manifestare questi sintomi a un esame del sangue, per escludere un’infezione virale e cercare invece un anticorpo autoimmune specifico, l’herpes gestationis factor, presente appunto nei casi di herpes gestationis.

Herpes Zoster: un “fuoco” innocuo
Si manifesta con la comparsa di vescicole analoghe a quelle della varicella, di solito localizzate a formare una fascia che abbraccia il torace, e di una forte sensazione di bruciore. È il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, un’eruzione cutanea dolorosa dovuta alla riattivazione del virus Herpes Zoster, l’agente patogeno della varicella. Chi ha contratto questa infezione  è esposto per tutta la vita al rischio che il virus, che permane in forma latente nell’organismo, si riattivi nel corso della vita in condizioni di deficit immunitario. La gravidanza, però, non aumenta il rischio di riattivazione dell’Herpes Zoster, e nel caso questa eventualità dovesse verificarsi, il rischio di infezione del nascituro è praticamente nullo, perché il feto è protetto dagli anticorpi trasmessi dall’organismo materno.


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Commenti
  • Alessandro Selvaggi scrive
    28 marzo 2012 alle ore 10:42

    Interessante.
    I dosaggi dell’aciclovir sono gli stessi che non in gravidanza?


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