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Le domande all'avvocato

Licenziamento per cessata attività
Pubblicato il 07 ottobre 2013

Sono un’impiegata di uno studio legale, assunta nel 2001 con contratto a tempo indeterminato, tutt’ora dipendente.
Sono al 4º mese di gravidanza (data prevista del parto 27.03.2014), già comunicata al mio datore di lavoro.  Le spiego i miei dubbi: il lavoro è molto diminuito, gli incassi pure, finora il datore di lavoro mi ha retribuito tutti gli stipendi, ma nei prossimi mesi, vedendo il saldo del conto corrente, non so  come farà a pagarmeli. Lui parla di voler chiudere le ultime pratiche, e poi di godersi la vita (ha 78 anni). Non mi ha ancora fatto alcuna comunicazione scritta, ma visto che il lavoro  non c’è, presumo che a breve deciderà di cessare l’attività. Io mi pongo queste domande:
- se il suo c/c è in rosso o non ha soldi per pagare tutte le fatture in sospeso e i miei stipendi, può dichiarare fallimento? E se dichiara fallimento, io come recupero i miei soldi? E il TFR?
- se lui cessa l’attività e non ha i soldi per pagarmi lo stipendio e il mio TFR (che dopo 12 anni di lavoro ammonta ad una bella cifra) a chi mi rivolgo? Come posso comportarmi?
- se lui cessa l’attività al 31.12.2013, il mio stipendio sarà comprensivo di 13esima? Ai fini della maternità, visto che tengono conto dell’ultima busta paga, faranno il calcolo dell’80% su quello stipendio?
- nel caso io fossi in maternità anticipata e lui non mi pagasse gli stipendi e cessasse l’attività io come devo comportarmi?

 

Tutte le domande da lei poste trovano soddisfazione in un’unica risposta:
se si tratta di studio legale sotto forma di ditta individuale e quindi non di società, il suo datore di lavoro non è soggetto a fallimento. Però qualora non dovesse pagarle tutte le somme a lei spettanti, lei può avviare le procedure per il recupero delle retribuzioni e del TFR, e quindi mi raccomando si faccia sempre consegnare i prospetti delle buste paga anche se non dovessero seguire i pagamenti. Seguono quindi il decreto ingiuntivo (se ha i prospetti come le dicevo), atto di precetto e pignoramento.
Qualora queste procedure dessero tutte esito negativo, potrà rivolgersi al fondo di garanzia per la liquidazione del TFR e di altri crediti diversi dal TFR (quindi retribuzioni, spettanze e competenze di fine rapporto) presso l’Inps che provvederà ad erogarle  il TFR e le ultime tre mensilità non percepite prima della cessazione del rapporto di lavoro.
Se si tratta di ditta individuale il datore risponde dei debiti relativi all’attività svolta anche con il suo patrimonio personale, sia che lo studio cessi l’attività sia che rimanga in essere.
L’indennità di maternità verrà calcolata sull’ultima retribuzione di fatto percepita, intendendosi come tale la retribuzione lorda per le mensilità previste dal CCNL calcolate, e quindi, se previste, comprensive dei ratei della tredicesima e quattordicesima maturati al momento dell’inizio dell’astensione obbligatoria.
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